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Clausole e contratti

Clausola rescissoria, bonus, percentuale sulla rivendita e diritti d'immagine

Football pitch markings seen from above in a moss green tone, showing the penalty area and the centre circle

Redazione CalcioMap Analisi dei regolamenti dei campionati Aggiornato il

Il contratto è il documento su cui si regge tutto il resto. Stabilisce quanto dura il rapporto, quanto guadagna il giocatore e cosa succede nei casi particolari: una cessione, una retrocessione, un obiettivo raggiunto. Capirne la struttura spiega quasi tutte le notizie di mercato, compresa la ragione per cui un giocatore fortissimo a volte viene ceduto a poco.

In breve#

  • Un contratto ha quattro parti: durata, fisso, variabile e clausole.
  • La durata determina il potere di trattativa di entrambe le parti.
  • Più la scadenza si avvicina, meno vale il giocatore per chi lo cede.
  • All’ultimo giorno il valore è zero: il giocatore è libero.
  • La clausola rescissoria fissa la cifra a cui il club deve cedere.
  • I bonus legano parte dello stipendio a obiettivi misurabili.
  • La percentuale sulla rivendita segue il giocatore anche dopo la cessione.

Cos’è un contratto professionistico#

Un giocatore professionista è un lavoratore dipendente della società per cui gioca. Il contratto che li lega è un contratto di lavoro con caratteristiche particolari, regolato sia dalle norme generali sia dai regolamenti sportivi.

La differenza principale rispetto a un normale rapporto di lavoro è che ha sempre una durata determinata. Non esistono contratti a tempo indeterminato: c’è una data di inizio e una di scadenza, e alla scadenza il rapporto cessa senza bisogno di alcun atto.

La seconda differenza è che il contratto non si può interrompere liberamente. Un giocatore non può decidere di andarsene, né il club può licenziarlo a proprio piacimento. Per questo un trasferimento richiede un accordo fra le due società, come spiegato in come funziona il calciomercato.

Le quattro parti di un contratto#

I quattro blocchi di un contratto professionistico: la durata, la retribuzione fissa, la parte variabile legata a obiettivi e le clausole che regolano i casi particolari come cessione e retrocessione
Le quattro parti. La durata è quella che condiziona tutte le altre: da quanto manca alla scadenza dipende ogni decisione successiva.
Parte Cosa stabilisce Chi tutela Effetto sul mercato
Durata Data di scadenza del rapporto Entrambi Determina il valore di cessione
Parte fissa Stipendio garantito Il giocatore Rende difficile cedere chi guadagna molto
Parte variabile Bonus legati a obiettivi Il club Sposta il costo sui risultati ottenuti
Clausole Cosa accade nei casi particolari Dipende dalla clausola Fissa in anticipo prezzi e condizioni

La durata#

Il regolamento internazionale fissa in cinque anni la durata massima di un contratto professionistico. Per i giocatori minorenni il limite scende a tre. Sono soglie pensate per evitare vincoli troppo lunghi, che limiterebbero eccessivamente la libertà di chi gioca.

La parte fissa#

È lo stipendio garantito, dovuto indipendentemente da quanto il giocatore scende in campo. È anche la voce che rende difficile cedere chi guadagna molto: nessuna squadra vuole ereditare un ingaggio fuori scala rispetto al proprio bilancio.

La parte variabile#

Sono i bonus legati a obiettivi misurabili: presenze, minuti giocati, gol, assist, porta inviolata, qualificazione europea, titolo vinto, riconoscimenti individuali come quelli descritti in premi individuali.

Servono a due cose. Riducono il rischio del club, che paga di più solo se il rendimento c’è, e permettono di offrire una cifra complessiva alta senza appesantire il costo garantito.

Perché la scadenza conta più di tutto#

La data di scadenza è la variabile che governa ogni decisione. Un club può chiedere un indennizzo solo perché il contratto è ancora in essere, e più quel contratto si accorcia, meno può chiedere.

Grafico discendente del valore di cessione su quattro anni: con quattro anni residui il club può chiedere l'intero valore, a un anno dalla scadenza il potere di trattativa è quasi esaurito, alla scadenza il giocatore è libero e il club non riceve nulla
La curva che spiega quasi tutto il mercato. È la ragione per cui i rinnovi si discutono con due anni di anticipo e non all’ultima estate utile.

Con quattro anni davanti, il club è in posizione di forza: può rifiutare qualsiasi offerta e aspettare. Con un anno, la posizione si ribalta. Il giocatore sa di poter arrivare alla scadenza e andarsene senza che nessuno riceva nulla, e può rifiutare qualsiasi destinazione.

Da qui nascono situazioni che sembrano irrazionali e non lo sono. Un club che cede a poco un giocatore molto forte non ha sbagliato la trattativa. Ha scelto di incassare qualcosa invece di perderlo gratuitamente pochi mesi dopo, come spiega la parte sul parametro zero in tipi di trasferimento.

Le clausole più diffuse#

La clausola rescissoria#

È la più conosciuta e la più fraintesa. Stabilisce una cifra al raggiungimento della quale il club è obbligato ad accettare la cessione, senza poter rifiutare.

Non è un prezzo consigliato ma un obbligo: chi versa quella somma acquisisce il diritto di trattare direttamente con il giocatore. Resta comunque necessario l’accordo dell’interessato, che può decidere di restare.

In alcuni paesi la clausola è obbligatoria per legge in ogni contratto professionistico, come nel campionato spagnolo. In Serie A, in Premier League e negli altri campionati europei è invece facoltativa. Può inoltre essere differenziata: una cifra per l’estero, una diversa per i club dello stesso campionato, o valida solo in una finestra specifica.

Le clausole legate alla categoria#

Prevedono una variazione automatica dello stipendio al verificarsi di un evento sportivo. La più diffusa è la riduzione in caso di retrocessione, che adegua il costo alla nuova categoria senza bisogno di rinegoziare.

Esiste anche la variante opposta: l’aumento in caso di promozione o di qualificazione alle competizioni descritte in accesso alle coppe europee. Senza queste clausole una società retrocessa si troverebbe con un monte ingaggi calibrato su ricavi che non ha più.

La percentuale sulla rivendita#

Il club che cede si riserva una quota dell’eventuale futura cessione dello stesso giocatore. Se il club acquirente lo rivenderà, dovrà versare quella percentuale a chi glielo aveva ceduto.

È lo strumento con cui una società di categoria inferiore partecipa alla valorizzazione di un giovane cresciuto in casa. Una squadra di Serie B o Serie C che cede un ragazzo può accettare una cifra modesta subito, in cambio di una quota su quello che accadrà dopo.

Il rinnovo automatico#

Prevede il prolungamento del contratto al verificarsi di una condizione: un numero di presenze, la permanenza in categoria, il raggiungimento di un obiettivo di squadra. Serve a evitare che un giocatore diventato importante arrivi a scadenza senza che nessuno abbia riaperto il discorso.

Come si negozia un rinnovo#

Il rinnovo è la trattativa più delicata di tutte, perché si svolge fra due parti che devono continuare a lavorare insieme comunque vada. Le variabili sul tavolo sono quattro.

  • La durata. Il club la vuole lunga per ricostituire il valore di cessione, il giocatore la vuole tale da poter rinegoziare quando sarà nel momento migliore.
  • Il fisso. È la parte su cui il giocatore ha più interesse, perché non dipende da nulla.
  • I bonus. Sono il terreno di compromesso: il club offre cifre alte ma condizionate a obiettivi.
  • Le clausole. Una rescissoria alta tutela il club, una bassa tutela il giocatore che vuole potersene andare.

Il momento in cui si negozia conta quanto il contenuto. Un rinnovo discusso con tre anni di contratto residuo si chiude a condizioni molto diverse da uno discusso a otto mesi dalla scadenza, quando il club non ha più alternative.

Sullo sfondo pesa anche il calendario. Un giocatore in scadenza che sta per disputare i Mondiali FIFA o gli Europei UEFA ha ragione di aspettare, perché una buona prestazione può cambiare radicalmente le offerte. Lo stesso vale per chi punta a un riconoscimento fra quelli descritti in premi individuali.

Rinnovo, risoluzione e svincolo#

Un contratto può finire in tre modi, con conseguenze molto diverse.

  • Rinnovo. Le parti concordano nuove condizioni prima della scadenza. È l’esito che il club preferisce, perché ricostituisce il valore di cessione.
  • Risoluzione consensuale. Club e giocatore concordano di interrompere il rapporto prima del termine, di solito con una somma a titolo di buonuscita. Il giocatore diventa libero e può firmare altrove anche fuori dalle finestre di trasferimento.
  • Scadenza naturale. Il contratto arriva al termine e cessa. Il giocatore è libero, il club non riceve nulla.

Esiste anche la risoluzione per giusta causa, quando una delle due parti viene meno agli obblighi. È la strada più conflittuale e finisce quasi sempre davanti agli organi di giustizia sportiva, che valutano se la causa fosse effettivamente giusta e a chi spetti un risarcimento.

Le clausole meno note#

Accanto alle quattro principali ne circolano altre, meno raccontate ma frequenti nei contratti veri.

  • Il premio alla firma. Una somma corrisposta al momento dell’accordo, distinta dallo stipendio e spesso rateizzata sugli anni di durata.
  • La clausola di uscita a data fissa. Vale solo in una finestra specifica e a una cifra concordata, poi decade.
  • Il diritto di prelazione. Il club di partenza ha la precedenza se il giocatore verrà rimesso sul mercato.
  • Il premio anti-rivale. Una maggiorazione dovuta se la cessione avviene verso una squadra dello stesso campionato o della stessa città.

Nessuna di queste è obbligatoria. Compaiono quando una delle due parti ha abbastanza forza negoziale per pretenderle. È il motivo per cui i contratti dei giocatori più richiesti sono molto più lunghi di quelli degli altri.

Cosa non può contenere un contratto#

La libertà negoziale ha limiti precisi, e alcune pattuizioni sono nulle anche se entrambe le parti le hanno firmate.

  • Durate oltre il massimo. Cinque anni per i maggiorenni, tre per i minorenni.
  • Cessione dei diritti a terzi. Fondi o soggetti esterni ai club non possono detenere quote sui diritti economici di un giocatore.
  • Vincoli sulla libertà a scadenza. Nessuna clausola può impedire a un giocatore di scegliere dove andare una volta libero.
  • Retribuzioni sotto il minimo. I contratti collettivi fissano soglie minime per categoria, e un accordo peggiorativo non è valido.

Esistono inoltre limiti alle clausole che impediscono a un giocatore in prestito di affrontare la squadra proprietaria, considerate da alcune federazioni lesive della regolarità del campionato. Le formule di prestito a cui si applicano sono descritte in tipi di trasferimento.

Il contratto e il resto del sistema#

Il contratto non è un documento isolato: si incastra con le altre regole del calcio, e ogni incastro produce effetti pratici.

Con le finestre, perché un contratto risolto durante la stagione libera il giocatore anche a mercato chiuso, secondo quanto descritto in finestre di trasferimento.

Con le liste dei tesserati, perché un giocatore sotto contratto ma fuori lista continua a costare pur non potendo giocare. È una delle situazioni più difficili da sbloccare per un club.

Con le regole sui bilanci, perché la somma degli ingaggi entra nel calcolo dei limiti di spesa. Un contratto pesante firmato oggi condiziona le operazioni di mercato di tre estati successive, come spiegato in come funziona il calciomercato.

Con le competizioni, perché molti bonus dipendono dal raggiungimento di traguardi sportivi: la qualificazione in Champions League, il piazzamento in Serie A, la promozione dalla Serie B.

Domande frequenti#

Quanto può durare un contratto nel calcio?#

Cinque anni al massimo per un giocatore maggiorenne, tre per un minorenne. Sono limiti fissati dal regolamento internazionale e valgono in tutte le federazioni affiliate.

Servono a evitare vincoli troppo lunghi, che limiterebbero eccessivamente la libertà di chi gioca. Un contratto più lungo di quei termini non è valido nella parte eccedente.

Cos’è la clausola rescissoria?#

È una cifra al raggiungimento della quale il club è obbligato ad accettare la cessione. Non può rifiutare: chi versa quella somma acquisisce il diritto di trattare direttamente con il giocatore.

Resta però necessario l’accordo dell’interessato, che può sempre decidere di restare. La clausola vincola il club, non il giocatore, ed è il motivo per cui a volte viene pagata senza che il trasferimento si concluda.

Perché un giocatore forte viene ceduto a poco?#

Quasi sempre perché il contratto sta per scadere. A un anno dal termine il club può solo scegliere fra incassare qualcosa subito o perderlo gratuitamente pochi mesi dopo.

Non è un errore di trattativa ma una conseguenza aritmetica. Il valore di cessione dipende da quanto contratto resta, e alla scadenza è pari a zero, come descritto in tipi di trasferimento.

Lo stipendio cambia se la squadra retrocede?#

Se il contratto lo prevede, sì. Le clausole legate alla categoria riducono automaticamente la retribuzione in caso di retrocessione, adeguandola ai ricavi della nuova divisione.

Senza quelle clausole una società retrocessa si troverebbe con un monte ingaggi calibrato su entrate che non ha più. Esiste anche la variante opposta, con aumenti in caso di promozione o qualificazione europea.

Cos’è la percentuale sulla rivendita?#

È una quota che il club cedente si riserva sull’eventuale futura cessione dello stesso giocatore. Se chi lo ha acquistato lo rivenderà, dovrà versare quella percentuale alla società di partenza.

È lo strumento con cui un club di categoria inferiore partecipa alla valorizzazione di un giovane cresciuto in casa. Permette di accettare una cifra modesta subito in cambio di una quota su quello che accadrà dopo.

Un giocatore può rescindere quando vuole?#

No. Il contratto vincola entrambe le parti fino alla scadenza, e l’interruzione anticipata richiede l’accordo di tutti e due o una giusta causa riconosciuta dagli organi di giustizia sportiva.

La strada praticata è la risoluzione consensuale, di solito accompagnata da una somma a titolo di buonuscita. Una volta risolto il contratto il giocatore è libero e può firmare altrove anche a mercato chiuso.

Cosa sono i bonus di un contratto?#

Sono somme legate a obiettivi misurabili: presenze, minuti giocati, gol, assist, porta inviolata, qualificazione alle competizioni europee o vittoria di un titolo.

Servono a ridurre il rischio del club, che paga di più solo se il rendimento c’è, e a offrire una cifra complessiva alta senza appesantire il costo garantito. Alcuni sono legati ai riconoscimenti descritti in premi individuali.

Le regole sui contratti sono uguali in tutti i paesi?#

I limiti internazionali sono comuni: durata massima, divieto di proprietà di terzi, libertà a fine contratto. Valgono in Serie A come in Premier League e negli altri campionati europei.

Cambiano invece le norme nazionali. In alcuni paesi la clausola rescissoria è obbligatoria in ogni contratto, in altri è facoltativa, e i contratti collettivi fissano minimi retributivi diversi per categoria.

Fonti e regolamenti ufficiali

I regolamenti possono essere rivisti a ogni stagione: prima di dare per certa una regola conviene verificarla sul documento ufficiale.

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